Nicoletta Gemmi
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| venerdì, 06 novembre 2009 | |
Non abbassare mai la testa, con nessuno!
Dopo L'aria salata, Alessandro Angelini, torna a parlare di padri e figli. Un uomo solo che cerca di insegnare alla persona che ama di più al mondo come proteggersi dai colpi bassi che ti riserva la vita. Il suo mantra: Alza la testa!
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Mero (Sergio Castellitto) è un operaio specializzato in un cantiere nautico ed è un padre single. Suo figlio Lorenzo (Gabriele Campanelli) - nato da una relazione con una ragazza albanese - è la sua unica ragione di vita. Il sogno di Mero è che il ragazzo diventi un campione di boxe, riscattando così la sua anonima carriera da dilettante. Per questo motivo lo allena con severità maniacale in un vecchio magazzino adibito a palestra. La boxe è uno sport dove ci si confronta lealmente con l'avversario ed è un buon allenamento per crescere. Di fatto però quello che ha costruito intorno al figlio è un mondo chiuso, in cui le giornate trascorrono tutte uguali. Un mondo intriso di rimpianti, di complicità maschili e diffidenza verso tutto ciò che è nuovo e diverso. L'equilibrio di questo rapporto 'esclusivo' infatti non è destinato a durare.
" Un personaggio disperato e ottuso - afferma Castellitto - che ho interpretato rendendo omaggio a certi accattoni del nostro cinema più ruvido. Mero, come molte persone, riversa sul figlio Lorenzo il fallimento della propria esistenza. Per cui vuole che diventi il pugile che lui non è mai stato. Il ripetergli 'alza la testa' ha un valore simbolico di riscatto ".
" La grande forza di Angelini - conclude Castellitto - è quella di non rinunciare a scottarsi le mani fino in fondo con il dramma, regalando però, dopo tanto crudo realismo, un finale imprevisto, che somiglia ad un miracolo zavattiniano ". " E' un film dalla struttura anarchica - spiega il regista - inizia come una commedia, poi diventa un racconto di formazione, un dramma e un road-movie che riserva un importante colpo di scena ". Dal 6 novembre al cinema.
Copyright Nexta Media
" Un personaggio disperato e ottuso - afferma Castellitto - che ho interpretato rendendo omaggio a certi accattoni del nostro cinema più ruvido. Mero, come molte persone, riversa sul figlio Lorenzo il fallimento della propria esistenza. Per cui vuole che diventi il pugile che lui non è mai stato. Il ripetergli 'alza la testa' ha un valore simbolico di riscatto ".
" La grande forza di Angelini - conclude Castellitto - è quella di non rinunciare a scottarsi le mani fino in fondo con il dramma, regalando però, dopo tanto crudo realismo, un finale imprevisto, che somiglia ad un miracolo zavattiniano ". " E' un film dalla struttura anarchica - spiega il regista - inizia come una commedia, poi diventa un racconto di formazione, un dramma e un road-movie che riserva un importante colpo di scena ". Dal 6 novembre al cinema.
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