giovedì, 27 novembre 2008

Solo un padre

Lucini si destreggia (bene) tra melò e commedia per raccontare le vicissitudini di un ragazzo padre. Sorprende Argentero
Solo un padre
Solo un padre
Solo un padre è un esempio di come si possa fare del buon cinema popolare anche in Italia. Certo il sentimentalismo è dietro l’angolo, alcuni caratteri sono appena abbozzati e la musica (dalla nuova hit di Giorgia all’ Everybody Hurts dei R.E.M.) spesso sovrasta le immagini. Ma il timone di Lucini è più sicuro che in passato, e da I tre metri sopra il cielo degli esordi al bel romanzo di Nick Earls ( Le avventure semiserie di un ragazzo padre ) anche le sue letture sono migliorate. Qui si parla di paternità, di lutti, della necessità di affrontare i propri fantasmi, con un tono insieme serio e scanzonato (alla Hornby). Non era facile spostare la vicenda dalla calda e tropicale Brisbane alla grigia, industriale Torino. Invece il regista milanese - che rivela un inaspettato talento fotografico - vi coglie un’opportunità e gioca sulle rispondenze tra le luci, gli spazi e gli umori dei personaggi. Aggiungiamo che nonostante la presenza dei tanti comprimari - incantevole la donna angelo Diane Fleri - il film è interamente sulle spalle di Argentero , sorprendente come - nonostante l’espressività limitata, o forse proprio grazie a questa - riesca sempre ad aderire alle situazioni e al loro contenuto emotivo. Perfetto per alleggerire il melò e camminare sulla commedia in punta di piedi.
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